Frida Kahlo. Lo sguardo come identità a Bologna
A Bologna prende forma un progetto espositivo dedicato a una delle figure più riconoscibili dell’arte del Novecento. Negli spazi di Palazzo Pepoli, sede del Museo della Storia di Bologna, dal 28 marzo al 27 settembre 2026 è allestita la mostra fotografica “Frida Kahlo. Lo sguardo come identità”, promossa da Ergo Expo e curata da ONO arte. Il percorso riunisce circa settanta immagini originali firmate da importanti protagonisti della fotografia internazionale, tra cui Edward Weston, Lucienne Bloch, Lola Álvarez Bravo, Julien Levy, Nickolas Muray, Gisèle Freund, Imogen Cunningham, Leo Matiz, Bernard Silberstein e Graciela Iturbide.
L’esposizione si concentra sulla costruzione dell’immagine pubblica e privata di Frida Kahlo, figura che nel tempo ha assunto un ruolo simbolico sempre più ampio. Pittrice e attivista, Kahlo è diventata un riferimento per riflessioni contemporanee legate a identità, corpo, sofferenza e rappresentazione del sé. Nonostante durante la sua vita non abbia conosciuto un successo diffuso, il suo lavoro è stato riscoperto a partire dagli anni Ottanta, portandola oggi a essere una delle artiste più rilevanti nel panorama internazionale.
Il percorso fotografico restituisce una visione articolata e sfaccettata della protagonista. Gli scatti, realizzati da amici, colleghi e fotografi affermati, mostrano una pluralità di interpretazioni: dallo sguardo intimo delle relazioni personali a quello più costruito dei contesti artistici e pubblici. Questa molteplicità contribuisce a delineare una figura complessa, lontana da una rappresentazione univoca.
La mostra evidenzia anche il rapporto diretto di Kahlo con la fotografia, linguaggio che ha accompagnato tutta la sua esistenza. Fin da giovane, grazie al padre Guillermo Kahlo, fotografo professionista, l’artista si avvicinò al mezzo sperimentando pose, abiti e identità visive. L’attenzione alla propria immagine si riflette anche nella pittura, dove l’autoritratto diventa uno strumento centrale di indagine personale, sviluppato soprattutto dopo l’incidente che segnò profondamente la sua vita.
L’uso consapevole dell’abbigliamento tradizionale messicano, la costruzione del proprio stile e alcune scelte simboliche, come la modifica del nome e della data di nascita, fanno parte di un processo di autorappresentazione che ha contribuito alla nascita del suo mito. Dopo la sua scomparsa, il ritrovamento di migliaia di fotografie tra i suoi effetti personali ha confermato il ruolo fondamentale di questo linguaggio nella definizione della sua identità.
“Frida Kahlo. Lo sguardo come identità” non si propone come una semplice narrazione biografica, ma come un’indagine sul rapporto tra immagine e percezione. Attraverso gli sguardi di chi l’ha ritratta, la mostra invita a interrogarsi su quanto l’artista abbia influenzato le rappresentazioni di sé, anticipando dinamiche che oggi caratterizzano la cultura visiva contemporanea.